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L'Italia, ufficialmente Repubblica Italiana, è uno Stato dell'Europa meridionale il cui territorio coincide in gran parte con l'omonima regione geografica.

L'Italia confina ad ovest con la Francia, a nord con la Svizzera e l'Austria e ad est con la Slovenia. I microstati San Marino e Città del Vaticano sono enclave interamente comprese nel suo territorio, mentre il comune di Campione d'Italia costituisce una exclave situata nella regione italofona del Canton Ticino in Svizzera.

Capitale è, dal 1871, la città di Roma, "erede" di Firenze, sede provvisoria degli organi statutari, che sostituì Torino nel 1865.

Lo Stato indipendente ed unitario, nato nel 1861 come Regno d'Italia sotto la dinastia di casa Savoia, aveva un'estensione territoriale che non comprendeva ancora Roma e gran parte dell'attuale Lazio, che formavano lo Stato Pontificio (incorporato il 20 settembre 1870), il Veneto e il Friuli che erano parte dell'Impero d'Austria (acquisiti nel 1866), la Venezia Giulia ed il Trentino-Alto Adige anch'essi sotto dominio asburgico (annessi a seguito della prima guerra mondiale); ha assunto l'attuale forma repubblicana il 18 giugno 1946 a seguito del risultato del referendum del 2 giugno indetto per stabilire la forma istituzionale dello Stato dopo la fine della seconda guerra mondiale. Successivamente, l'Assemblea costituente eletta lo stesso giorno del referendum elaborò la Costituzione che, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, dà alla Repubblica un carattere parlamentare.

Chiamata spesso "Penisola" in ragione della sua natura geografica prevalente, "stivale" in ragione della sua caratteristica forma, "Belpaese" in ragione del suo clima e delle sue bellezze naturali ed artistiche,[1] geograficamente l'Italia è costituita da tre parti: una continentale, delineata a nord dalle Alpi e a sud dalla linea convenzionale che congiunge la Spezia con Rimini, una peninsulare, che si allunga nel Mediterraneo in direzione nord ovest - sud est, ed una insulare, rappresentata principalmente dalle due maggiori isole del Mediterraneo, la Sardegna e la Sicilia presso la quale, in corrispondenza dell'isola di Pantelleria, si ha la minima distanza dall'Africa, distante circa 70 chilometri[2]. I confini territoriali si estendono complessivamente per 1.800 chilometri, mentre lo sviluppo costiero raggiunge i 7.500 chilometri.[3] L'Italia conta più di 59,8 milioni di abitanti[4], per una densità di 199 abitanti per km².

Avendo istituito (Trattato di Parigi) il 18 aprile 1951, assieme al Belgio, alla Francia, alla Germania Occidentale, al Lussemburgo e ai Paesi Bassi, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), l'Italia è membro fondatore dell'Unione europea ed ha partecipato a tutti i principali trattati di unificazione europea, compreso l'ingresso nell'area dell'Euro nel 1999. Inoltre è membro fondatore della NATO, del Consiglio d'Europa e dell'Unione Europea Occidentale, aderisce alle Nazioni Unite (per il biennio 2007-2008 è membro non-permanente del Consiglio di sicurezza), e fa parte del G7, del G8 e dell'OCSE.

Storia Modifica

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File:Colosseum in Rome, Italy - April 2007.jpg
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La regione geografica italiana fu unita politicamente per la prima volta in epoca romana con la Repubblica romana (509-27 a.C.), ma il carattere imperiale delle conquiste effettuate nei secoli seguenti da Roma e dai socii italici finì per snaturare il carattere nazionale che la regione geografica italiana stava acquisendo sul finire del I secolo a.C..

L'unione politica della regione geografica italiana realizzatasi in epoca romana termina nel 476 d.C con la fine dell'Impero romano d'Occidente (anno in cui per convenzione viene anche fatta terminare l'Antichità e iniziare il Medioevo). Nel 476 d.C. il re degli Eruli, Odoacre, ultimo di una lunga schiera di condottieri germanici che nel periodo di decadenza dell'Impero romano d'Occidente avevano condotto le proprie orde in territorio italico, depone infatti l'ultimo imperatore d'occidente, Romolo Augusto.

A partire dal 493 d.C., con il Regno ostrogoto, si realizza di nuovo l'unità politica della penisola italiana. Il Regno ostrogoto fu la prima di tante occasioni mancate nel Medioevo per affermare anche nella regione geografica italiana un processo di formazione di coscienza nazionale come già era avvenuto in altri Paesi europei. A partire dal 535 d.C., e fino al 553 d.C., la penisola italiana è infatti teatro della guerra gotica che vede l'imperatore d'Oriente Giustiniano I deciso a conquistare il Regno ostrogoto, il cui territorio nel secolo precedente era stato dell'Impero romano d'Occidente. La conquista della penisola italiana da parte di Giustiniano I fu completata solo nel 553 a.C. con la sconfitta definitiva degli Ostrogoti e l'annessione di tutto il territorio del Regno ostrogoto all'Impero romano d'Oriente. Il conflitto si protrae quindi per quasi un ventennio e devasta l'intera penisola italiana, tanto da portarla a una grave crisi demografica, economica, politica e sociale.

A partire dal 553 d.C. la penisola italiana è quindi di nuovo unita politicamente, sotto l'Impero romano d'Oriente, ma anche questa unione politica è destinata a durare poco. Gli anni della dominazione dell'Impero romano d'Oriente sono funestati, oltre che da un aggravamento delle condizioni di vita dei contadini a causa della forte pressione fiscale, anche da una terribile pestilenza che spopola ulteriormente la penisola italiana tra il 559 d.C. e il 562 d.C.. La penisola italiana, indebolita e impoverita, non ha quindi la forza di opporsi a una nuova invasione germanica, quella dei Longobardi capeggiati da Alboino. Tra il 568 d.C. e il 569 d.C. i Longobardi, spesso appoggiati dalla popolazione esasperata dalla fiscalità bizantina, occuparono gran parte delle penisola italiana. Dal Friuli i Longobardi conquistarono ben presto gran parte delll'Italia centro-settentrionle, che prese il nome di Langobardia Major, e dell'Italia meridionale che chiamarono Langobardia Minor.

Con la sconfitta dei Longobardi, avvenuta ad opera di Carlo Magno, la penisola perde definitivamente un'unità politica che non ritroverà più per molti secoli a venire, fino al 1861 con la nascita del Regno d'Italia, primo Stato con cui si realizza l'unità nazionale della nazione italiana.

Non fu quindi l'unità politica della regione geografica italiana in epoca romana, né quella della penisola italiana nei secoli subito seguenti, a far nascere il sentimento nazionale italiano. L'unità politica della nazione italiana fu al contrario la meta di un sentimento nazionale che si inizia ad osservare per la prima volta in epoca napoleonica con l'arrivo nella penisola italiana delle truppe napoleoniche[5] (anno 1796).

Il primo accenno esplicito di sentimento nazionale italiano, rimasto del tutto inascoltato, si può individuare al termine dell'epoca napoleonica, nel Proclama di Rimini,[6] con cui Gioacchino Murat, il 30 marzo 1815 durante la guerra austro-napoletana, rivolge un interessato appello a tutti gli italiani affinché si uniscano per salvare il Regno di Napoli posto sotto la sua sovranità, unico garante della loro indipendenza nazionale contro un occupante straniero.

Il periodo della storia d'Italia in cui l'affermarsi di una coscienza nazionale italiana porta all'unità politica e quindi alla definitiva affermazione della nazione italiana è detto Risorgimento. Tale periodo, a conclusione del quale si ha la definitiva affermazione della nazione italiana, è un lungo processo che occupa un arco temporale di vari decenni e che, come detto, si conclude nel 1861 con la nascita del Regno d'Italia sotto la dinastia di Casa Savoia.

Le personalità coinvolte in tale processo furono molte, ma quattro spiccano su tutte: Giuseppe Mazzini, figura eminente del movimento liberale repubblicano italiano ed europeo; Giuseppe Garibaldi, repubblicano e di simpatie socialiste, per molti un eroico ed efficace combattente per la libertà in Europa ed in Sud America; Camillo Benso conte di Cavour, statista in grado di muoversi sulla scena europea per ottenere sostegni, anche finanziari, all'espansione del Regno di Sardegna; Vittorio Emanuele II di Savoia, abile a concretizzare il contesto favorevole con la costituzione del Regno d'Italia.

Organizzazioni internazionali
Membro NATO dal: 4 aprile 1949
Membro ONU dal: 14 dicembre 1955
Membro UE dal: 1º gennaio 1958

Geografia Modifica

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File:Satellite image of Italy in March 2003.jpg
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L'Italia si estende dal versante sud dell'arco alpino e si protende nel mar Mediterraneo; il suo territorio comprende anche la Sardegna e la Sicilia, due isole di grandi dimensioni, oltre a una serie di isole minori. Il mare che si trova a est della penisola è il mar Adriatico, a sud-est si estende il mar Ionio, a ovest, lungo tutta la penisola, si trova il mar Tirreno mentre a nord-ovest della penisola si estende il mar Ligure. Sotto il profilo geografico le regioni italiane si dividono in: regioni settentrionali (Valle d' Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna), regioni centrali (Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo), regioni meridionali (Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria), isole (Sicilia, Sardegna).

L'Italia è geograficamente divisibile anche in due sole parti: la penisola italica, che è la parte effettivamente peninsulare dell'Italia, che convenzionalmente inizia a sud del crinale appenninico emiliano, e la Val Padana, parte continentale d'Italia che è tutt'uno col territorio europeo.

Il comune più a nord d'Italia è Predoi, il più a sud Lampedusa e Linosa, il più a est Otranto e il più a ovest Bardonecchia.

Lo Stato italiano è quasi interamente compreso tra le Alpi, tranne Livigno, Dobbiaco, San Candido e Tarvisio che sono oltralpe, più le isole Lampedusa e Lampione parte della piattaforma continentale africana. Inoltre all'Italia appartiene l'exclave di Campione d'Italia (doganalmente ed economicamente svizzera).

L'Italia presenta una prevalenza di zone collinari (il 41,6% del territorio) rispetto a zone montuose (il 35,2% del territorio), o a zone pianeggianti (23,2%). L'altitudine media del territorio italiano è di circa 337 metri sul livello del mare.

Le catene montuose si estendono per buona parte della nazione. Del sistema alpino appartiene all'Italia tutto il versante meridionale per una lunghezza di circa 1000 km. Le vette più elevate si trovano nelle Alpi Occidentali, dove numerose sono le cime che superano i 4000 m tra cui il Monte Rosa (4634 m), il Cervino (4478 m) e il Monte Bianco che con i suoi 4810 m è la montagna più alta d'Europa. A sud delle Alpi si trova la Pianura Padana, una grande distesa alluvionale formata dal fiume Po e dai suoi affluenti. La catena degli Appennini percorre tutta la lunghezza della penisola, dalla Liguria alla Sicilia, fino a concludersi nelle Madonìe in quest'ultima regione, raggiungendo l'altezza massima con il Gran Sasso (2912 m). L'Italia è nota anche per la presenza di numerosi vulcani: i più famosi sono il Vesuvio vicino a Napoli, l'Etna vicino Catania che con i suoi 3323 m è il vulcano più alto d'Europa, e lo Stromboli in provincia di Messina.

ClimaModifica

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La regione italiana (compresa tra il 47º ed il 35º parallelo nord) si trova quasi al centro della zona temperata dell'emisfero boreale.

Dal punto di vista climatico è, inoltre, favorita dalla grande massa d'acqua dei mari mediterranei che la circondano quasi da ogni lato. Tali mari costituiscono, soprattutto per la penisola italiana (meno per quelle ellenica, iberica ed anatolica), un benefico serbatoio di calore e di umidità. Determinano infatti, nell'ambito della zona temperata, un clima particolare detto temperato mediterraneo.

Secondo la classificazione di Koppen [7], l'Italia è suddivisa in nove tipi di clima [8] [9] [10]:

Montagne e pianureModifica

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In quanto stretta tra la placca africana e la placca euroasiatica, l'Italia è territorio soggetto a terremoti. La pressione delle due placche ha provocato con il trascorrere dei millenni le formazioni rocciose che attraversano tutto il territorio Italiano. Per fare un esempio, le rocce che formano le Dolomiti in realtà sono dei minuscoli molluschi che per millenni hanno vissuto sul fondo del mare; la pressione della placca africana ne ha prodotto il sollevamento.

Solo un quarto della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie; tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico.

Le pianure italiane sono:

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Mari e arcipelaghi Modifica

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Con oltre 7000 chilometri di coste, l'Italia è praticamente "abbracciata" dal Mar Mediterraneo, il Mare Nostrum degli antichi Romani, che è suddiviso, per ragioni storiche, in bacini con nomi propri. In particolare, i bacini principali che circondano la penisola sono il mar Adriatico, il mar Tirreno, il mar Ligure e il mar Ionio; ad ovest della Sardegna si trova il mar di Sardegna, a sud della Sicilia il canale di Sicilia e il canale di Malta. Tra i bracci di mare più stretti sono notevoli lo stretto di Messina, che separa la Sicilia dalla punta dello stivale, le Bocche di Bonifacio, tra la Sardegna e la Corsica, il canale di Piombino tra la costa toscana e l'isola d'Elba, il canale di Corsica che separa le coste orientali corse dall'estremità occidentale dell'isola d'Elba e il canale d'Otranto tra Puglia e Albania.

Isole italiane Modifica

Template:Vedi anche Le isole maggiori sono la Sicilia e la Sardegna, quest'ultima geologicamente parte della micro zolla sardo-corsa assieme alla Corsica. Numerose sono le isole minori, alcune delle quali particolarmente notevoli dal punto di vista naturalistico o storico (ad esempio l'isola d'Elba è stata posta sotto l'autorità di Napoleone durante il suo primo esilio dal continente).

La maggior parte delle isole minori è raccolta in arcipelaghi, quali l'arcipelago Toscano – che comprende l'Isola d'Elba – le isole Pontine o Ponziane e le Isole Flegree nel Tirreno di fronte alla penisola (per non dimenticare le isole di Capri e Ischia); le isole Eolie o isole Lipari, le isole Egadi e le isole Pelagie attorno alla Sicilia (oltre alle isole di Ustica e di Pantelleria); l'arcipelago della Maddalena, le isole del Sulcis e l'isola dell'Asinara a poca distanza dalla Sardegna.

Vi sono poi le isole Tremiti, a nord del Gargano; le isole Cheradi nel golfo di Taranto, l'Isola di Sant'Andrea nelle acque di Gallipoli; le Isole Pedagne a largo di Brindisi; le isole Palmaria, Tino e Tinetto del golfo della Spezia (entrate dal 1997 tra i patrimoni dell'umanità nell'UNESCO) e altre ancora, come l'isola di Dino.

Fiumi, laghi, lagune, paludi e cascateModifica

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Template:Vedi anche La conformazione fisica dell'Italia, con un elevato numero di montagne, fa sì che sia attraversata da molti fiumi, anche se nessuno di essi è estremamente lungo. Il maggiore come lunghezza e portata è il Po lungo 652 km.

Il Po attraversa la pianura padana e con i suoi affluenti l'ha creata, essendo la pianura Padana di origine alluvionale (cioè prodotta dai detriti trascinati a valle dai fiumi).

I primi 10 fiumi d'Italia in ordine di lunghezza sono: Po, Adige, Tevere, Adda, Oglio, Tanaro, Ticino, Arno, Piave, Reno.

Come si può notare dalla cartina a destra la maggior parte delle montagne dotate di ghiacciai si concentrano nel nord del paese. Infatti la parte centrale del paese è attraversata dagli Appennini, montagne relativamente basse e quindi di norma dotate di fiumi dalla ridotta portata, tanto che nelle regioni meridionali spesso durante le estati si assiste in molte zone a una parziale mancanza d'acqua che crea notevoli disagi alla popolazione e alle coltivazioni.

VulcaniModifica

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L'elevato numero dei vulcani, sia attivi che spenti, è una caratteristica della regione italiana. I principali vulcani tuttora attivi sono almeno quattro:

  1. l'Etna (il maggiore vulcano attivo d'Europa) domina Catania e la Sicilia nord-orientale e si staglia su Catania con il suo gruppo di crateri sommitali (3340 m) costituendo un elemento paesaggistico caratterizzante di Reggio Calabria che si affaccia sulla costa Siciliana, da dove appare innevato per oltre metà dell'anno. Esso mantiene attivi pure altri crateri secondari, i quali si aprono sul lento declivio delle sue pendici. Per la natura molto densa della sua lava, le eruzioni sono lente, anche se possenti, e permettono facilmente di mettere in salvo persone e cose.
  2. il Vesuvio (1277 m) domina la città di Napoli ed il golfo omonimo, di cui costituisce un elemento paesaggistico noto in tutto il mondo. Famosa è la sua eruzione avvenuta nel 79 d.C., quando fu completamente sepolta sotto la lava e le ceneri la regione di Ercolano, Pompei e Stabia. L'ultima eruzione è avvenuta nel 1944, in piena guerra mondiale, e da allora il vulcano è quiescente, ma i geologi sanno che prima o poi esso ritornerà ad essere attivo, e anche pericoloso, per la natura violenta delle sue eruzioni.
  3. Lo Stromboli, perennemente attivo, eleva direttamente dal mare il suo cono eruttivo e fa parte delle isole Eolie.
  4. Vulcano, altro vulcano delle Eolie, che trova sede sull'omonima isola, la più meridionale delle Lipari. Dal quale hanno preso nome tutti i vulcani del genere.

Più numerosi, anche se meno grandiosi, sono invece i vulcani spenti o in fase quiescente ormai da molti secoli. Sono specialmente disseminati in tutta la fascia dell'Antiappennino toscano, dove le numerose sorgenti termali ed i famosi soffioni boraciferi (Larderello) non sono che le postume manifestazioni del vulcanesimo locale.

Il monte Amiata, nelle cui viscere abbondano i minerali, i monti Volsini, Cimini e Sabatini situati sulla destra del fiume Tevere, ed i colli Albani, sulla sinistra del medesimo, sono anch'essi residui di grandi vulcani, che hanno un tempo largamente profuso intorno le loro lave; attualmente perciò hanno pendici molto fertili. In cima a questi colli, entro gli antichi crateri, si trovano i maggiori laghi della penisola: lago di Bolsena, (monti Volsini), lago di Vico (monti Cimini), lago di Bracciano (monti Sabatini), lago di Albano e lago di Nemi (colli Albani).

Nell'Antiappennino campano, oltre al Vesuvio, una manifestazione postuma di attività vulcanica si incontra nei Campi Flegrei, situati poco a nord di Napoli; tali sono anche le solfatare di Pozzuoli e di Agnano.

I monti di Roccamonfina (tra il Volturno ed il Liri), l'Epomeo nell'isola d'Ischia e gli isolotti vicini dell'arcipelago campano hanno pure origine vulcanica; così dicasi del Monte Vulture, sulla destra dell'Ofanto in Basilicata, ed in parte dei colli Euganei e dei colli Berici della pianura veneta, i primi nella provincia di Padova, i secondi in quella di Vicenza.

TerremotiModifica

Template:Vedi anche I fenomeni sismici costituiscono un primato dell'Italia in Europa. Essi sono per lo più connessi a fenomeni vulcanici. Non tutte le regioni italiane vanno però egualmente soggette ai moti sismici; ma anche là dove il fenomeno si manifesta più volte in un anno, i danni non sono in genere gravi.

Le zone meno soggette a fenomeni sismici sono la Sardegna, la Maremma grossetana, la Puglia meridionale e la regione alpina occidentale, eccettuate le zone di Belluno, della Carnia e delle Alpi Marittime. Dovuti spesso a movimenti rapidi di enormi masse rocciose situate in profondità sotto la superficie terrestre, sono invece i frequenti e spesso disastrosi terremoti che avvengono nella zona degli Appennini.

File:Mappa terremoto 1908.jpg

Fra i più rovinosi terremoti si ricordano:

Ordinamento dello statoModifica

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IstituzioniModifica

File:Presidente Napolitano.jpg

L'Italia è una repubblica parlamentare. La forma repubblicana dello Stato fu decisa con il referendum del 2 giugno 1946, con il quale il popolo italiano abolì la monarchia a favore della repubblica.

La Costituzione della Repubblica è la legge fondamentale e fondante della Repubblica Italiana. Fu approvata dall'Assemblea costituente il 22 dicembre 1947, promulgata dal Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947, ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948.

Essa contiene i principi fondamentali della Repubblica, i diritti e i doveri dei cittadini e prescrive l'ordinamento della Repubblica.

Il presidente della Repubblica è la massima carica dello Stato e rappresenta l'unità nazionale. Viene eletto ogni sette anni dal Parlamento in seduta comune integrato dai rappresentati regionali. Non ha un ruolo di indirizzo politico, ma la Costituzione gli affida comunque funzioni di natura legislativa, esecutiva e giudiziaria. Nei periodi di stabilità politica il suo ruolo si riduce nei fatti a funzioni rappresentative e di monitoraggio. I poteri assegnategli dalla Costituzione, però, fanno sì che il ruolo del Presidente della Repubblica acquisisca d'importanza nei casi di instabilità politica o deriva istituzionale dello Stato.

Il potere legislativo statale è affidato ad un Parlamento bicamerale costituito dalla Camera dei Deputati (630 deputati) e dal Senato della Repubblica (315 senatori eletti più i senatori a vita). Le Camere sono elette a suffragio universale (attualmente la legge elettorale prevede una ripartizione dei seggi tra i candidati delle varie liste bloccate concorrenti in proporzione ai voti ottenuti, con un premio che assicuri la governabilità alla coalizione di liste più votata). In Italia vige il bicameralismo perfetto: le Camere hanno le stesse funzioni e gli stessi poteri. Una legge deve essere approvata nello stesso testo da entrambe le Camere. In caso di contrasto tra le Camere la legge non viene approvata. Di conseguenza le leggi elettorali delle due Camere sono abbastanza simili per evitare che un loro diverso orientamento politico paralizzi il Parlamento. Tale sistema è stato ideato affinché vi sia una maggiore ponderazione della classe politica nell'approvare le leggi. Le Camere durano in carica 5 anni, ma il Presidente della Repubblica può scioglierle anticipatamente.

Il potere esecutivo spetta al Governo, all'interno del quale, secondo l'art. 92, c. 1 Cost. possono distinguersi diversi organi: il presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri e il consiglio dei ministri, che è costituito dall'unione dei precedenti organi. I Ministri sono responsabili singolarmente degli atti del loro dicastero e collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri. Il Presidente del Consiglio dirige la politica del governo, ma all'interno del Consiglio è primus inter paris con i suoi colleghi. Tuttavia le sue dimissioni provocano le dimissioni dell'intero governo. Il Presidente della Repubblica, a seguito di consultazioni con i maggiori leader politici, nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i Ministri. Successivamente alla sua entrata in carica il Governo deve presentarsi in Parlamento ed ottenere da entrambe le Camere un voto di fiducia. In qualunque momento un voto di sfiducia di una Camera costringe il Governo alle dimissioni. Poiché i Ministri non sono revocabili, talvolta per costringerli alle dimissioni si procede in una delle due Camere ad un voto di sfiducia individuale.

File:BNCF 7.JPG

Il potere giudiziario (sia quello inquirente che quello giudicante) è esercitato dalla Magistratura che costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. I magistrati ordinari sono titolari della funzione giurisdizionale (vedi voce giurisdizione), che amministrano in nome del popolo. Il Consiglio Superiore della Magistratura, eletto per 1/3 dal Parlamento in seduta comune e per 2/3 da tutti i magistrati e presieduto di diritto dal Presidente della Repubblica, ha compiti di autogoverno della Magistratura, svincolandolo totalmente dalle influenze del governo, in particolare del Ministero della Giustizia.

La Corte costituzionale svolge la fondamentale funzione di garante della Costituzione. I suoi compiti principali sono quelli di giudicare la costituzionalità delle leggi e di dirimere i conflitti di attribuzione tra gli organi dello stato. Essa dunque può annullare le leggi in contrasto con la lettera o lo spirito della Costituzione e può decidere l'interpretazione univoca della stessa. La Corte Costituzionale è eletta per 1/3 dal Parlamento in seduta comune in rappresentanza del potere politico (legislativo ed esecutivo), per 1/3 dalle alte magistrature dello stato in rappresentanza del potere giudiziario e per 1/3 dal Presidente della Repubblica (scelti in maniera super partes)

I Presidenti della Repubblica, in ordine di elezione, sono stati: Enrico De Nicola (giugno 1946-maggio 1948), Luigi Einaudi (1948-1955), Giovanni Gronchi (1955-1962), Antonio Segni (1962-1964), Giuseppe Saragat (1964-1971), Giovanni Leone (1971-1978), Sandro Pertini (1978-1985), Francesco Cossiga (1985-1992), Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999), Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006), Giorgio Napolitano (2006-).

AmministrazioneModifica

L'amministrazione della cosa pubblica è suddivisa tra lo stato, le regioni e gli enti locali (province e comuni, più comunità montane, unioni di Comuni e circoscrizioni[11]), secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza (art. 118 Cost.).

Lo Stato ha competenza legislativa esclusiva nelle materie indicate al 2º comma dell'art. 117 della Costituzione; allo stesso modo sono indicate le materie in cui la competenza statale è limitata alla definizione dei princìpi fondamentali; spetta alle regioni la competenza legislativa generale. La Corte costituzionale è competente a giudicare sui conflitti di competenza tra lo stato e le regioni.

Il governo nazionale è rappresentato nelle province a statuto ordinario dalla Prefettura - Ufficio Territoriale di Governo.

SuddivisioneModifica

La Repubblica Italiana si compone di 20 regioni, di cui 5 (Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia) a statuto speciale, 110 province (alcune in fase di allestimento) e 8101 comuni. Le città metropolitane, enti locali di estensione intermedia tra province e comuni, non sono ancora state istituite.

Regioni Modifica

Template:Vedi anche Nell'elenco che segue, per ciascuna regione è riportato lo stemma ufficiale e, a seguire, il nome del capoluogo. L'asterisco (*) denota le regioni a statuto speciale. Template:Italia imagemap

Regione Capoluogo
Template:IT-VAO* Aosta
Template:IT-PMN Torino
Template:IT-LIG Genova
Template:IT-LOM Milano
Template:IT-TAA* Trento
Template:IT-VEN Venezia
Template:IT-FVG* Trieste
Template:IT-EMR Bologna
Template:IT-TOS Firenze
Template:IT-UMB Perugia
Template:IT-MAR Ancona
Template:IT-LAZ Roma
Template:IT-ABR L'Aquila
Template:IT-MOL Campobasso
Template:IT-CAM Napoli
Template:IT-PUG Bari
Template:IT-BAS Potenza
Template:IT-CAL Catanzaro
Template:IT-SIC* Palermo
Template:IT-SAR* Cagliari


Province con almeno 500.000 abitanti Modifica

1. Template:IT-RM – 4.081.047
2. Template:IT-MI – 3.119.039*
3. Template:IT-NA – 3.080.145
4. Template:IT-TO – 2.287.047
5. Template:IT-BA – 1.251.624*
6. Template:IT-PA – 1.243.709
7. Template:IT-BS – 1.220.814
8. Template:IT-SA – 1.104.003
9. Template:IT-CT – 1.083.183
10.Template:IT-BG – 1.067.213
11.Template:IT-FI – 981.278
12.Template:IT-BO – 970.790

13.Template:IT-PD – 916.063
14.Template:IT-VR – 902.633
15.Template:IT-CE – 900.277
16.Template:IT-GE – 885.141
17.Template:IT-TV – 874.748
18.Template:IT-VA – 867.526
19.Template:IT-VI – 857.476
20.Template:IT-VE – 848.783
21.Template:IT-LE – 811.498
22.Template:IT-MB – 798.267*
23.Template:IT-CS – 732.386
24.Template:IT-MO – 683.658
25.Template:IT-PG – 658.195

26.Template:IT-ME – 654.050
27.Template:IT-FG – 640.593*
28.Template:IT-CN – 582.968
29.Template:IT-CO – 581.559
30.Template:IT-TA – 580.486
31.Template:IT-RC – 566.587
32.Template:IT-CA – 558.573
33.Template:IT-LT – 541.830
34.Template:IT-UD – 537.629
35.Template:IT-PV – 534.758
36.Template:IT-TN – 516.483
37.Template:IT-RE – 514.964

Dati ISTAT aggiornati al 30 giugno 2008. Vedi demo.istat.it
* Dati che tengono conto delle istituende province di Monza-Brianza, Barletta-Andria-Trani e Fermo.

Primi 10 comuni per numero di abitantiModifica

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File:Genova-Castello D'Albertis-veduta sul Matitone e la strada sopraelevata.jpg
Pos. Comune Regione Prov. Abitanti
1 Roma Lazio RM 2.711.491
2 Milano Lombardia MI 1.296.673
3 Napoli Campania NA 968.340
4 Torino Piemonte TO 910.437
5 Palermo Sicilia PA 661.729
6 Genova Liguria GE 611.683
7 Bologna Emilia-Romagna BO 374.649
8 Firenze Toscana FI 365.802
9 Bari Puglia BA 321.747
10 Catania Sicilia CT 297.842

Dati ISTAT riferiti alle stime del 30 giugno 2008[12].

Forze armate e di poliziaModifica

Template:Vedi anche

File:Cavour (550).jpg
File:Frecce Tricolori.jpg
File:2june 2007 438.jpg
File:Esercito schierato.JPG

L'Italia è la settima potenza militare mondiale con una spesa militare annua di 40.060 miliardi di dollari.[13]

L'Esercito Italiano è la prima forza armata dello Stato. Attualmente ha un organico di 114.400 ( nel 2006) unità (di queste 85.000 fanno parte delle forze operative, mentre 27.000 sono assegnate alle unità di riserva e sostegno).

La Marina Militare è la seconda forza armata dello Stato. Essa nacque nel 1946 dalla Regia Marina, in seguito alla proclamazione della Repubblica Italiana. A lei sono affidati il controllo e la condotta delle operazioni navali nelle acque territoriali ed internazionali. Ad essa è devoluto, inoltre, il compito di pattugliamento delle coste tramite il Corpo delle Capitanerie di Porto/Guardia Costiera.

L'Aeronautica Militare è la terza forza armata dello Stato. Ad essa sono devolute le operazioni aeree. In passato si è anche occupata del controllo del traffico aereo nello spazio aereo nazionale.

L'Arma dei Carabinieri è la quarta forza armata dello Stato. Per via della sua doppia natura di forza armata e di forza di polizia, le sono affidati sia funzioni militari, quali il concorso alla difesa della Patria, l'esercizio delle funzioni di Polizia Militare, la protezione delle Rappresentanze Diplomatiche italiane e la partecipazione alle operazioni militari all'estero, sia funzioni civili di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza.

La Guardia di Finanza è una speciale forza di polizia ad ordinamento militare e fa parte integrante delle Forze Armate dello Stato. Dipende direttamente dal Ministro dell'Economia e delle Finanze e svolge compiti di polizia giudiziaria, polizia tributaria (in via esclusiva) e pubblica sicurezza soprattutto legati all'ambito economico e finanziario (negli anni recenti sono stati creati anche reparti specializzati nella tutela dell'Ordine pubblico). La Guardia di Finanza concorre altresì alla difesa dei confini e svolge funzioni di polizia militare e polizia giudiziaria militare.

La Polizia di Stato è una forza di polizia civile ad ordinamento speciale che la rende un Corpo armato dello Stato o Corpo militarmente organizzato. Quest'ultima definizione non implica la militarità del Corpo, tuttavia la sua struttura si richiama a quella di un'istituzione di carattere militare ed il suo personale ha un inquadramento differente rispetto a qualsiasi ente civile o militare dello Stato. Dipende direttamente dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che rappresenta l'apparato amministrativo centrale per mezzo del quale il Ministero dell'Interno (Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza) gestisce l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica in Italia. Pertanto, la Polizia di Stato è la prima forza di polizia incaricata del mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico.

Il Corpo di Polizia Penitenziaria è una forza di polizia civile ad ordinamento speciale che la rende un Corpo armato dello Stato o Corpo militarmente organizzato. Svolge compiti di Polizia Giudiziaria e Pubblica Sicurezza legati al settore penitenziario ed alla gestione delle persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale. È l'erede del Corpo delle Guardie Carcerarie, creato nel 1873, poi riformato nel Corpo degli Agenti di Custodia delle Carceri (1890), (forza di polizia ad ordinamento militare) la cui amministrazione passò nel 1922 dal Ministero dell'Interno al Ministero della Giustizia, per poi ritornarvi nel 1990.

Il Corpo Forestale dello Stato è una forza di polizia civile ad ordinamento speciale che la rende un Corpo armato dello Stato o Corpo militarmente organizzato. Svolge compiti di tutela ambientale e paesaggistica; Svolge anche funzioni di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza. Alla direzione del Corpo vi è l'Ispettorato generale con sede a Roma.

I Corpi ed i Servizi di Polizia Locale/Provinciale e Polizia Municipale non rientrano tra le forze di polizia dello Stato. Svolgono compiti di controllo tramite pattugliamento del territorio e repressione dei reati tipicamente nelle aree urbane sotto controllo regionale. A seconda della tipologia possono dipendere dalla Regione, dalla Provincia o dal Comune. Tutti i suoi appartenenti sono Agenti e Ufficiali di Polizia Giudiziaria e Agenti di Pubblica Sicurezza.

Simboli dello statoModifica

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Tricolore italianoModifica

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File:Piazza Venezia dal Vittoriano.jpg

Il primo tricolore italiano nasce il 7 gennaio 1797 a Reggio nell'Emilia come bandiera della Repubblica Cispadana proposto da Giuseppe Compagnoni.

Come altre bandiere, anche l'italiana si ispira alla bandiera francese introdotta con la rivoluzione del 1789. Quando le armate napoleoniche attraversarono l'Italia, nel 1796, sia le varie neonate repubbliche giacobine, sia i reparti militari che affiancavano l'esercito di Napoleone adottarono bandiere simili. La scelta dei colori si deve probabilmente ai vessilli della Legione Lombarda nei quali il bianco e il rosso del comune di Milano si affiancavano al verde delle divise della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, vennero adottati anche dalla Legione Italiana, composta da soldati provenienti dall'Emilia e dalla Romagna. A Reggio nell'Emilia, che si fregia del titolo di città del tricolore, è esposto il primo vessillo tricolore, risalente al 1797.

Dopo il Congresso di Vienna, e la Restaurazione il tricolore rimase come simbolo di libertà e venne utilizzato nei moti rivoluzionari del 1831 e del 1848. Fu proprio in quest'anno, con l'annuncio della Prima guerra di indipendenza che Carlo Alberto di Savoia adotta per le sue truppe un vessillo composto dalla bandiera italiana, recante al centro lo stemma dei Savoia bordato di azzurro. Questa bandiera diverrà, a partire dal 14 marzo 1861 la bandiera del Regno d'Italia, anche se la legge che definisce la forma esatta della bandiera arriverà solo nel 1923.

Con la fine della seconda guerra mondiale e la proclamazione della Repubblica, la bandiera italiana perde lo stemma del Savoia e assume la foggia odierna. L'importanza di questo passaggio è testimoniata dall'inserimento nella Costituzione di un articolo - il 12 - compreso tra i principi fondamentali ad esso dedicato: "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni".

Emblema della RepubblicaModifica

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L'emblema ufficiale della Repubblica Italiana è quello approvato dall'Assemblea costituente nella seduta del 31 gennaio 1948 e promulgato dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola il successivo 5 maggio. Il bozzetto iniziale fu realizzato dall'artista Paolo Paschetto, vincitore dei due concorsi pubblici indetti nel 1946 e nel 1947, cui parteciparono complessivamente circa 500 candidati con oltre 800 bozzetti.

La sua definizione formale è riportata nello schema a lato.

La stella bianca a cinque punte, facente, inoltre, riferimento a Dante, è stata la tradizionale rappresentazione simbolica dell'Italia sin dall'epoca risorgimentale; nell'emblema repubblicano essa è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro su cui si basa la Repubblica (articolo 1 della costituzione) e del progresso. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di ulivo, che rappresenta la volontà di pace della nazione.

Pur identificato spesso come stemma della Repubblica Italiana, tecnicamente non si tratta di uno stemma in quanto è privo dello scudo, che ne costituisce una parte essenziale secondo la definizione araldica (al contrario di altre decorazioni come corone, elmo o rami che non sono essenziali). Per questo risulta più corretto riferirvisi con il termine di "emblema della Repubblica Italiana".

Inno nazionaleModifica

Template:Vedi anche L'Inno di Mameli, conosciuto anche come "Fratelli d'Italia", dai primi versi - o più precisamente, Il Canto degli Italiani - è dal 12 ottobre 1946 l'inno nazionale italiano, in modo provvisorio. Il 17 novembre 2005 il Senato aveva approvato in prima lettura un progetto di legge volto a renderlo definitivo, ma alla Camera il provvedimento non fu più votato e l'Inno di Mameli rimane tuttora come inno italiano provvisorio. Il testo fu scritto nell'autunno 1847 da Goffredo Mameli; la musica è di poco successiva e fu composta da Michele Novaro.

Dopo la proclamazione della Repubblica ha sostituito La canzone del Piave adottata dal governo provvisorio italiano dopo l'8 settembre.

Durante il Regno d'Italia era in vigore la Marcia Reale, che dopo l'Unità d'Italia aveva sostituito l'inno del Regno di Sardegna: S'hymnu sardu nationale.

Nel corso degli anni Novanta è stata talvolta ventilata l'ipotesi di sostituire Il canto degli Italiani con il Va, pensiero (celebre aria dall'opera lirica Nabucco) di Giuseppe Verdi come inno rappresentativo della nazione italiana.

Stendardo presidenzialeModifica

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File:Presidential flag of Italy.svg
File:Flag of prime minister of Italy.svg

Il nuovo stendardo, introdotto il 9 ottobre 2000 dal Presidente Ciampi, richiama i colori della bandiera nazionale, con riferimento particolare alla bandiera della storica Repubblica Italiana del 1802-1805; la forma quadrata e la bordatura azzurra simboleggiano le Forze Armate, comandate dal Presidente.


Stendardo del Presidente del Consiglio dei MinistriModifica

Dal 2008, dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, viene adottato anche lo stendardo personale del Presidente del Consiglio, che è tutto blu con due ordini di strisce dorate, i bordi dello stesso colore e al centro il tradizionale simbolo della Repubblica, la stella su ruota dentata con rami di quercia e d'ulivo.

Bandiere navaliModifica

Template:Vedi anche Nel 1947 oltre alla bandiera nazionale vennero definite anche la bandiera usata dalla marina mercantile, che reca sulla banda bianca uno stemma nei cui quadranti compaiono gli stemmi delle quattro repubbliche marinare (Venezia, Genova, Pisa e Amalfi); e quella della Marina Militare, nella quale lo stemma è sovrastato da una corona navale, cioè una corona turrita e rostrata.

Un'altra differenza è che nella bandiera della Marina Militare il leone di san Marco (simbolo di Venezia) ha il libro chiuso, la coda alzata e regge una spada (come nella bandiera di guerra della Repubblica di Venezia).

PopolazioneModifica

Template:Vedi anche Con quasi 60 milioni di abitanti, l'Italia è il quarto paese dell'Unione europea per popolazione (dopo Germania, Regno Unito e Francia). Il paese ha inoltre la quinta più alta densità demografica in Europa, 198,7 persone per chilometro quadrato.

Secondo l'ultimo censimento le femmine costituivano nell'ottobre del 2001 il 51,58% della popolazione (+1.808.040). Tale differenza per vari fattori si è gradualmente ridotta col passare degli anni, e a luglio 2008 le femmine rappresentavano il 51,44% (+1.729.042).

La popolazione italiana è concentrata principalmente nelle zone costiere e pianeggianti della penisola, dove sono poste le città più popolose (fra le prime 40 città italiane per numero di abitanti solo Perugia è posta ad un'altitudine superiore ai 250 metri sul livello del mare).[14]

Template:Citazione necessariaModifica

No. Area metropolitana Popolazione
(abitanti)
Superficie
(in km²)
Densità
(in ab/km²)
Comuni
1 Milano 4.861.502 2.945 1.651 248
2 Napoli 4.405.832 2.260 1.950 171
3 Roma 3.693.124 3.089 1.195 40
4 Torino 1.704.102 1.127 1.512 53
5 Palermo 1.036.954 1.391 745 27
6 Firenze 976.969 1.006 971 18
7 Catania 753.097 939 802 27
8 Genova 736.865 1.119 659 40
9 Bari 586.686 661 888 16
10 Bologna 553.938 579 956 11

Natalità e speranza di vitaModifica

Il tasso di natalità (dati ISTAT) in Italia è stato nel 2006 del 9,5 per mille (ottenuto dal rapporto tra il numero dei nati dell'anno e la media tra la popolazione rilevata all'inizio e alla fine del periodo considerato moltiplicato per 1.000). A livello regionale l'indice più elevato si rileva in Campania (10,8 per mille) seguita a breve distanza dal Trentino Alto Adige (10,7). Al terzo posto si collocano appaiate Lombardia, Valle d'Aosta e Sicilia (10 per mille) seguite da Veneto (9,9) e Lazio (9,8). I valori più bassi si registrano in Liguria (7,5 per mille), Molise (7,7) e Sardegna (8). Da notare che negli ultimi anni il tasso di natalità delle ripartizioni geografiche italiane (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole) ha subito un livellamento che ha portato i rispettivi dati a convergere verso l'indice nazionale. Il numero medio di figli per donna, 1,35 nel 2006, colloca l'Italia tra i paesi a tasso di fecondità più basso al mondo. Tuttavia la popolazione presente sul territorio nazionale cresce di diverse centinaia di migliaia di unità all'anno (ben oltre 2 milioni di unità complessive nel quinquennio 2002-2007) a causa del saldo migratorio (+494.871 unità nel solo 2007).

La speranza di vita alla nascita in Italia era nel 2007 di 79.94 anni di media (77.01 gli uomini e 83.07 le donne).

Il decano d'Italia (ma anche d'Europa) attualmente è Lucia Lauria (4 marzo 1896), vedova Vigna, di Template:Età anni e Template:Age in days giorni (al 22 agosto 2017), vivente a Pietrapertosa, in Basilicata.

Il primato italiano però è stato conquistato finora da Virginia Dighero (Lavagna, 24 dicembre 1891 – Lavagna, 28 dicembre 2005), vedova Zolezzi, la quale si spense alla veneranda età di 114 anni e 4 giorni. Tra gli uomini il primato spetta invece a Antonio Todde (Tiana, 22 gennaio 1889 – Tiana, 3 gennaio 2002), morto all'età di 112 anni e 346 giorni.

Cittadini italianiModifica

Template:Vedi anche Dei quasi sessanta milioni di residenti il 94,24% possiede la cittadinanza italiana.

La legge 15 febbraio 1992, n.91, art. 1 co. 1, stabilisce che è cittadino per nascita

a) il figlio di padre o di madre cittadini (de iure sanguinis);
b) chi è nato nel territorio della Repubblica se ambo i genitori sono ignoti o apolidi, o se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori, secondo la legge statale di questi (de iure soli).

Per il comma 2º, è cittadino per nascita il figlio di ignoti trovato in Italia, se non si prova il possesso di un'altra cittadinanza. Acquisiscono inoltre automaticamente la cittadinanza italiana i cittadini vaticani al cessare dei diritti di dimora nella piccola enclave di Roma.

La cittadinanza italiana è concessa, senza limite di generazioni, ai discendenti degli italiani emigrati anche se non sono ammessi salti generazionali. La quantità di potenziali cittadini italiani, secondo questo criterio, raddoppia l'attuale popolazione della penisola italiana. È nelle Americhe che si è radicata la maggior parte degli emigrati nella seconda metà del XIX secolo e del XX secolo.

La Cittadinanza Italiana è concessa a chi sposa un cittadino Italiano dopo sei mesi dalla celebrazione del matrimonio.

Cittadini stranieriModifica

Il numero di immigrati o di residenti stranieri in Italia è aumentato considerevolmente a partire dagli anni 1990 e, secondo i dati ISTAT, al 1º gennaio 2008 constava di Template:Tutto attaccato unità[15] (esclusi i naturalizzati con doppia cittadinanza che l'ISTAT conteggia solo tra i cittadini italiani), pari al 5,75% del totale della popolazione residente, distribuita in base alla cittadinanza in questo modo:

File:Centro Direzionale Di Napoli (notte).jpg
File:Pirellone.JPG
Pos. Cittadinanza Popolazione  % del totale*
1 Template:ITA 56.220.251 94,25%
2 Template:ROU 625.278 1,05%
3 Template:ALB 401.949 0,67%
4 Template:MAR 365.908 0,61%
5 Template:CHN 156.519 0,26%
6 Template:UKR 132.718 0,22%
7 Template:PHL 105.675 0,18%
8 Template:TUN 93.601 0,16%
9 Template:POL 90.218 0,15%
10 Template:MKD 78.090 0,13%
11 Template:IND 77.432 0,13%
12 Template:ECU 73.235 0,12%
13 Template:PER 70.755 0,12%
14 Template:EGY 69.572 0,12%
15 Template:MOL 68.591 0,11%
Resto del Mondo 1.100.542 1,84%
Fonte: La popolazione straniera residente in Italia al 1º gennaio 2008, ISTAT, Roma.

I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come è ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale. La Fondazione Ismu-Iniziative e studi sulla multietnicità con una sua ricerca del 1° gennaio 2008 stima la presenza di un 17,9% in più di immigrati irregolari presenti sul territorio italiano (circa 650.000, che porterebbe il totale sopra i 4 milioni). Il rapporto di stranieri totali rispetto alla popolazione residente salirebbe quindi al 6,10%.

Il numero di Italiani residenti all'estero ancora in possesso della cittadinanza italiana è invece stimato in circa 4.000.000[16].

Un discorso a sé merita la Template:Citazione necessaria comunità zingara sul territorio italiano, ripartita tra rom (più diffusa al Centro-Sud e con maggiore propensione alla sedentarizzazione) e in minor misura sinti (soprattutto al Nord, ma con forte tendenza al nomadismo). Stime approssimative parlano di 120.000, di cui 70.000 già con la cittadinanza[17] (Template:Citazione necessaria).

I comuni italiani con più cittadini stranieri residenti sono nell'ordine [18]: Roma (218.426 unità), Milano (175.997), Torino (102.921), Firenze (37.634), Genova (37.160), Bologna (33.602), Verona (30.970), Brescia (29.139), Prato (23.658), Padova (22.000), Napoli (21.484), Reggio Emilia (21.394), Modena (20.070) e Venezia (19.933).

ReligioniModifica

Template:Vedi anche

File:Pisa tower.jpg
File:Palermo-Cathedral-bjs-1.jpg
File:Lecce Santa Croce.jpg
File:Cattedrale di Cagliari-corretta3.JPG
File:Cattedrale Melfi.jpg

Il 97,67 % degli italiani è battezzato secondo il rito della Chiesa cattolica[19] (vedi anche Chiesa cattolica italiana)

CattolicesimoModifica

Secondo un'indagine dell'Eurispes effettuata nel 2006 e ripresa dal Corriere della Sera, è l'87,8% della popolazione a dichiararsi cattolico anche da adulto e il 36,8% praticante. Secondo la stessa ricerca si recherebbe a messa tutte le domeniche il 30,8% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni, a fronte del 22,4% e del 28,5% dei soggetti intervistati appartenenti rispettivamente alle fascia d'età 25-34 e 35-44 anni. La discrepanza tra chi si dichiara cattolico e chi è di stretta osservanza, anche se minore rispetto agli altri paesi dell'Europa occidentale, è sensibile, come testimoniato anche dalle opinioni relative ad aborto, fecondazione assistita e unioni civili.[20]

Come in molti altri Paesi occidentali, il processo di secolarizzazione è crescente, soprattutto tra i giovani, anche se non manca la presenza di movimenti a prevalente composizione giovanile cattolici quali Azione Cattolica, la Gioventù Francescana, l'AGESCI, Comunione e Liberazione, il Cammino Neocatecumenale e il Movimento Giovanile Salesiano.

File:Milano Duomo 1.jpg
File:Duomo di Napoli (facciata).jpg

Altre confessioni cristianeModifica

I cristiani, cattolici, protestanti, ortodossi e altri (Testimoni di Geova, Mormoni, etc.), in Italia rappresentano la religione di maggioranza.

Fra le altre confessioni cristiane, in ambito protestante, è da segnalare il Valdismo, nato in Italia stessa. Sorto come movimento ereticale medievale, dopo la riforma protestante ha assorbito la teologia calvinista ed è di fatto diventata l'espressione italiana delle Chiese riformate. Le comunità protestanti storiche (valdese, metodista, luterana e battista) sono riunite nella Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, assieme ad altre denominazioni pentecostali minori. La componente più numerosa all'interno del protestantesimo italiano è rappresentato dall'evangelicalismo che raggruppa tra il 70 e 80% dei protestanti italiani.

Tra i nuovi movimenti religiosi cristiani si possono trovare il mormonismo, giunto in Italia nel 1850, e i testimoni di Geova, che iniziarono a stampare la Torre di Guardia nelle valli piemontesi già dal 1903. Questi ultimi in particolare, sono il gruppo religioso con il maggior numero di aderenti dopo il Cattolicesimo, l'Islam (quest'ultimo praticato da circa 850.000 persone, in rapida crescita grazie all'immigrazione), il Protestantesimo (circa 700.000 membri divisi in una moltitudine di chiese e confessioni) e la Chiesa Ortodossa (almeno 700.000 fedeli). Forte seguito hanno poi le chiese di stampo pentecostale, fra le quali vanno menzionate le Assemblee di Dio in Italia, che, forti dei loro 400.000 fedeli, costituiscono la più grande organizzazione protestante.

Altre religioniModifica

La religione monoteista più antica presente in Italia è l'Ebraismo, di cui a Roma è segnalata una presenza ininterrotta fin dai tempi precedenti la comparsa del Cristianesimo. La comunità ebraica in Italia si aggira intorno alle 30.000 unità; prima delle persecuzioni nazi-fasciste, erano oltre 50.000[21].

Grazie all'immigrazione l'Islam, praticato da circa 850.000 persone, è una religione in rapida crescita.

Nel corso del XIX e XX secolo si sono diffusi in Italia altri movimenti religiosi, in particolare Buddhismo, Induismo e Sikhismo. Template:Citazione necessariaL'Unione Buddhista Italiana, l'Istituto Buddhista Italiano Soka Gakkai e l'Unione Induista Italiana, sono ufficialmente riconosciute dallo Stato.

Resta un fenomeno relativamente nascosto e poco diffuso quello del Neopaganesimo. Il Paganesimo moderno è presente in particolare nelle sue forme wiccana, romana, odinista e druidica. Tra i gruppi che seguono la Via romana agli Dei è il Movimento Tradizionale Romano, tra i gruppi odinisti la Comunità Odinista.

Non mancano, infine, associazioni ateiste e agnostiche, quali la UAAR, No God e Atheia, le quali riuniscono una parte dei non religiosi.

Santi patroniModifica

La Chiesa Cattolica ha dichiarato santi patroni dell'Italia:

LingueModifica

Template:Vedi anche

Lingua italianaModifica

File:Francesco Petrarca.jpg
File:Languages spoken in Italy.svg
File:Italy - Forms of Dialect.jpg

L'italiano (Template:Audio) è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze orientali della famiglia delle lingue indoeuropee. In Italia esiste un gran numero di lingue, evoluzioni autonome della varietà di latino parlata in questa o quella regione, e dialetti. Le diverse lingue non sono varianti locali dell'italiano, ossia, per usare un'immagine facilmente intuibile, non stiamo parlando di "figli" dell'italiano ma di suoi "fratelli". La moltitudine di lingue e dialetti costituisce un grandissimo, anche se spesso misconosciuto e denigrato, patrimonio culturale.

L'italiano moderno è, come tutte le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far carriera; ad imporsi, cioè, come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella originaria. In questo caso fu il dialetto fiorentino, parlato a Firenze, a prevalere, non tanto per ragioni politiche - come spesso capitava - ma per il prestigio culturale di cui era portatore. Il toscano, ed il fiorentino illustre in particolare (in quanto arricchito di prestiti dalla Lingua siciliana, con la sua illustrissima scuola poetica siciliana, da cui il fiorentino è debitore di molti prestiti, dal francese e dal latino); il fiorentino era in effetti la lingua nella quale scrissero Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, considerati tre fra i massimi scrittori italiani. Naturalmente, era anche la lingua colta della città di Firenze, stimata per la sua prosperità culturale lungo i secoli e per la sua splendida architettura. Un altro pioniere della lingua italiana fu anche Alessandro Manzoni.

Altre lingueModifica

GruppoPopolazioneLingua originariaRegione
Veneto 3.316.819[26] Veneto[27] Veneto (69,9%), Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento
Sardo 1.269.000 Sardo Sardegna (77,48%)
Friulano 750.000 Friulano Friuli-Venezia Giulia (56,32%)
Tirolese 290.000 Tedesco Alto Adige a Bolzano (65.43%)
Occitano 178.000 Occitano Piemonte nelle valli di Cuneo (4,76%) e Torino, Liguria a Imperia, Calabria a Guardia Piemontese
Sassarese 120.000 Sassarese Provincia di Sassari (36%)
Corso gallurese 100.000 Gallurese Provincia di Olbia-Tempio (64%), Provincia di Sassari (1,8%)
Arberesh 98.000 Albanese Italia del sud, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Campania, Basilicata e in piccola parte in Abruzzo
Francoprovenzale 90.000 Francese Piemonte a Torino (0,89%), Valle d'Aosta ad Aosta (60%), Puglia a Foggia (0,23%), Lingua comunale di Guardia Piemontese, Calabria
Ladino 55.000 Ladino Trentino Alto Adige a Bolzano (4,19%), a Trento (1,69%), Veneto a Belluno (10%)
Sloveno 50.000 Sloveno Friuli-Venezia Giulia a Trieste (9,6%), a Gorizia (8%), a Udine (3%)
Catalano 26.000 Algherese Sardegna ad Alghero (60%)
Francese 20.000 Francese Valle d'Aosta (17,33%)
Greco (Grico/Griko) 20.000 Greco d'Italia Calabria a Reggio Calabria (0,88%) e Puglia nella Grecìa Salentina (1,88%)
Ligure tabarchino 12.000 Tabarchino Sardegna a Carloforte (CI) (87%), a Calasetta (CI) (68%)
Bavarese 3.100 Tedesco (cimbro/mocheno) Trentino (Trento) Template:Cn
Croato 2.600 Croato Molise (0,79%)
Carinziano 2.000 Tedesco Friuli-Venezia Giulia a Udine (0,38%)
Carnico 1.400 Friulano Friuli-Venezia Giulia, Veneto a Belluno (0,66%)
Tirolese (pusterese) 700 Tedesco Veneto, Val Pusteria
Romaniska 100 Romaniska Sardegna a Isili (CA)

Fonte: Ministero degli Interni del Governo Italiano/rielaborazione da Il Corriere della Sera.

Inoltre, la lingua istrorumena viene parlata da circa 300 esuli dall"Istria a Trieste e fu considerata isola linguistica nel Regno d'Italia. Lo storico Ireneo della Croce afferma che la lingua istrorumena era parlata nell'ottocento nel Carso triestino, principalmente ad Opicina e Servola (allora chiamata Selvola).

Ad esse va aggiunta una moltitudine di lingue di più o meno recente importazione (e come tali non da tutelare come storiche), in primis le varietà afferenti all'arabo, all'albanese di Albania, al romeno, al cinese e all'ucraino.

Va anche aggiunta la Lingua dei Segni Italiana (LIS) (vedi Lingua dei segni), la lingua visiva dei cittadini sordi, i cui utilizzatori sono stimati tra le 80 e le 120.000 persone nelle diverse città italiane. L'Italia non riconosce la lingua dei segni come lingua nazionale dei sordi, né come lingua minoritaria: solamente la regione di Valle d'Aosta ha approvato all'unanimità il riconoscimento della Lingua dei Segni nel 2006.

Diverse parlate regionali sono state censite dall'UNESCO come lingue minoritarie e vengono considerate dalla comunità linguistica come lingue distinte dall'italiano (e non come dialetti di quest'ultimo) ma tuttavia non godono di alcun riconoscimento o tutela da parte dello Stato Italiano. Queste sono l'Emiliano-Romagnolo, il Ligure, il Lombardo, il Napoletano, il Piemontese e il Siciliano.

Le richieste di riconoscimenti formali di queste parlate (spesso chiamate anche dialetti italiani) come "lingue a pieno titolo" sono in genere viste come un tentativo di mantenere in vita questi idiomi, un tempo assai vitali ma oggi seriamente minacciati, a partire dall'unità d'Italia, soprattutto per via dell'istruzione scolastica e dei mezzi d'informazione di massa, che hanno portato ad un graduale processo d'italianizzazione. In ciò ha talvolta inciso anche una relativa carenza di una letteratura propria, avendo molte di queste regioni fortemente dipeso nei secoli, per la lingua scritta, dal latino e dall'italiano di Dante. La carenza di letteratura non è comunque un fattore primario: la lingua napoletana, ad esempio, nonostante una consolidata letteratura in ambito teatrale, poetico e musicale ed il grande contributo apportato alla cultura italiana ed alla sua diffusione nel mondo, non é riconosciuta e tutelata come lingua minoritaria. Si veda anche la cosiddetta koiné Lombardo-Veneta, che tra il XII ed il XIV secolo ebbe un ricco uso in ambito letterario in tutto il nord Italia e che nonostante ciò non ha mai goduto di riconoscimento ufficiale. Allo stesso modo, il veneto venne usato dai funzionari della Serenissima per la stesura di documenti ufficiali (ora custoditi presso l'Archivio di Stato), ma nonostante ciò anch'esso gode solamente di riconoscimenti a livello regionale.

Situazione giuridicaModifica

Template:Vedi anche L'italiano è la lingua ufficiale dello Stato.

A livello locale sono riconosciute come co-ufficiali, parificate all'italiano, le seguenti lingue:

In queste regioni gli uffici pubblici sono bilingui (eventualmente trilingui nei comuni ladini), i documenti ufficiali possono essere redatti in italiano o nella lingua straniera. La segnaletica stradale è anch'essa plurilingue, mentre i comuni in Valle d'Aosta recano il solo toponimo francese (ad eccezione di Aosta).

Anche a livello scolastico tali minoranze linguistiche conoscono un particolare trattamento di favore: in provincia di Bolzano esistono scuole in lingua tedesca e ladina, in provincia di Trieste e in quella di Gorizia scuole slovene. La prima prova dell'esame di stato (maturità) viene svolta nella lingua materna e non in italiano.[28]

Il servizio pubblico radiotelevisivo offre programmi in lingua madre, in Alto Adige esiste pure un canale pubblico, RAI-Sender Bozen, interamente in tedesco.

Altre lingue vengono riconosciute e tutelate

  • dalla legislazione statale: oltre alle quattro lingue suddette vengono riconosciuti il friulano, l'occitano, il francoprovenzale, l'albanese, il greco, il sardo, il catalano e anche il croato; la legge 482/1999 in materia di minoranze linguistiche è rimasta però ampiamente inattuata;
  • dalle leggi regionali: i consigli regionali del Piemonte, del Friuli-Venezia Giulia, della Sardegna e del Veneto hanno approvato delle leggi a tutela delle lingue regionali.

Nei fatti si tratta di una tutela piuttosto debole. Soprattutto in Sardegna e Friuli si è comunque diffusa la segnaletica bilingue.

EconomiaModifica

Template:F Template:Vedi anche Membro del G8 - organizzazione che raggruppa i sette paesi maggiormente industrializzati del mondo più la Russia - l'Italia rappresenta la sesta potenza economica del pianeta per PIL nominale, dietro Stati Uniti, Giappone, Germania, Cina e Francia[29], ponendosi nel contempo al quinto posto per valore delle esportazioni e al settimo per quello delle importazioni effettuate nell'anno 2007 (fonti: Banca mondiale[30], Fondo Monetario Internazionale[31], CIA World Factbook[32]).

L'economia italiana è ormai fortemente orientata verso il settore dei servizi (terziario e quaternario), che nel 2006 hanno rappresentano quasi i 2/3 del PIL prodotto.

Il tessuto produttivo dell'economia è formato in prevalenza di medie e piccole imprese: quelle di maggiori dimensioni sono gestite in gran parte dalle famiglie fondatrici e, in taluni casi, da gruppi stranieri. Il modello di public company - impresa a capitale diffuso gestita dal management piuttosto che dalla proprietà - è poco diffuso. Vedi comunque Lista delle imprese italiane

A causa della mancanza di importanti giacimenti, la maggior parte delle materie prime e il 75% dell'energia devono essere importati. Nella prima metà del '900 sono stati comunque scoperti alcuni giacimenti petroliferi, in particolare nella Val d'Agri, in Basilicata, il cui reale sfruttamento, tuttavia, è cominciato solamente a partire dagli anni ottanta. Oggi i giacimenti lucani forniscono oltre il 10% del fabbisogno nazionale.

Durante lo scorso decennio, l'Italia ha perseguito una rigida politica fiscale per far fronte alle richieste dell'Unione Economica e Monetaria dell'Unione europea e ha tratto beneficio dai tassi più bassi di inflazione e di interesse. Tuttavia, problemi come l'evasione fiscale, il debito pubblico e, nel meridione, la malavita organizzata continuano ad ostacolare un sano e più robusto sviluppo dell'economia nazionale.

Il Paese ha aderito all'euro nel 1999, sostituendo la lira a partire dal 2002 (1 euro = 1936,27 lire).

Struttura economicaModifica

Di seguito la tabella che riporta il PIL[33], prodotto in Italia ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 27.193,33
Industria in senso stretto € 270.000,59
Costruzioni € 79.775,99
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 303.091,10
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 356.600,45
Altre attività di servizi € 279.924,50
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 158.817,00
PIL Italia ai prezzi di mercato € 1.475.402,97
File:IMG 4468 - Milano - La Borsa - Dettaglio - Foto di Giovanni Dall'Orto - 20 jan 2007.jpg

AgricolturaModifica

Tipo migliadi di t
Cereali 20,3
Frumento 7,3
Ortofrutta 36
Olio d'oliva 627
Vino 4712

IndustriaModifica

La specificità dell'industria italiana consiste nella lavorazione e nella produzione di manufatti, principalmente in aziende medio-piccole di proprietà familiare. Le industrie meccaniche (auto, moto, macchine utensili, elettrodomestici), chimiche(petrolio, gomma, farmaceutica), elettroniche, della moda, del tessile, del cuoio, del mobile, delle costruzioni navali, metallurgiche e agroalimentari sono quelle più rilevanti per l'economia italiana.

ServiziModifica

In ambito finanziario è da alcuni anni in atto una forte tendenza alla concentrazione tra le banche e le assicurazioni, ultimamente sfociata nella fusione tra UniCredit S.p.a. e Capitalia S.p.a., da cui è nato il terzo gruppo bancario europeo per dimensioni (il primo dell'area euro e il sesto nel mondo), con una capitalizzazione di 133 miliardi di dollari, pari a 91 miliardi di euro.

Settore turisticoModifica

Template:Vedi anche

File:Spiaggia di Punta Prosciutto.JPG

Un settore di primaria importanza per l'economia italiana continua ad essere il turismo, nonostante il Paese abbia perso da molti anni il primato di visitatori stranieri all'anno (nel 2004 erano 37.100.000).[34] L'Italia era quindi al quinto posto nel mondo dopo Cina (41.800.000 turisti stranieri annui), USA (46.100.000), Spagna (53.600.000) e Francia (75.100.000).[34]

Divario Nord-SudModifica

A tutt'oggi permane la differenza tra il Centro-Nord del paese, caratterizzato da un forte sviluppo economico, e il Sud, che evidenzia un maggiore tasso di disoccupazione conseguenza di una maggiore difficoltà nel fare impresa (e quindi creare nuovi posti di lavoro) a causa della pessima amministrazione dei territori e, in alcune regioni, della presenze delle mafie che incidono in maniera pesantissima sullo sviluppo economico. Si calcola infatti che senza l'incidenza della mafia sull'economia meridionale, il sud Italia sarebbe in grado di raggiungere in pochi anni lo sviluppo economico del nord Italia.[35]

Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa è cambiato. Molte aree del Mezzogiorno (tra cui le provincie di Isernia e Caserta) hanno visto intensificarsi il peso dell'imprenditoria privata, incentivata dal basso livello dei prezzi e del lavoro.

PIL - Serie storica Modifica

Di seguito la tabella che riporta il PIL[36] ai prezzi di mercato, espresso in milioni di euro, prodotto in Italia dal 2000 al 2007, suddiviso per regione:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007
Lombardia 246.729,7 259.431,0 270.653,3 279.450,4 289.334,1 293.905,8 305.550,4 321.627,3
Lazio 123.291,8 129.439,2 137.176,4 140.884,9 150.613,1 155.264,7 160.517,5 173.371,2
Veneto 111.713,5 116.334,1 118.886,3 124.277,6 130.715,9 133.488,0 138.993,5 144.565,2
Emilia-Romagna 106.215,6 110.431,6 113.722,5 116.548,1 120.544,4 123.928,3 128.795,3 133.945,4
Piemonte 98.634,4 102.179,7 105.206,1 108.715,1 113.270,7 114.993,2 118.753,5 123.229,5
Toscana 79.513,8 84.087,4 87.294,0 90.476,1 93.771,5 95.682,8 99.114,5 102.606,7
Campania 75.355,0 80.100,0 84.349,4 86.288,4 89.691,0 91.211,0 94.353,0 95.949,6
Sicilia 67.203,8 70.530,1 72.855,0 75.084,5 77.327,3 80.358,1 82.938,6 85.317,8
Puglia 55.716,8 58.348,9 60.173,5 61.632,8 63.634,3 64.998,7 67.185,4 68.976,4
Liguria 33.669,8 35.534,7 36.053,6 37.218,6 38.644,1 39.913,5 41.004,5 41.336,9
Marche 30.527,8 32.291,3 33.912,9 34.794,0 36.170,9 36.994,1 38.542,6 40.311,8
Friuli-Venezia Giulia 27.255,0 28.908,9 29.938,7 30.384,4 31.411,3 32.739,2 34.306,3 34.740,1
Sardegna 25.958,1 27.547,6 28.151,6 29.487,3 30.595,5 31.421,3 32.579,0 33.823,2
Calabria 26.344,4 27.680,0 28.574,7 29.685,4 31.073,3 31.616,7 32.507,7 33.248,3
Trentino-Alto Adige 25.356,7 25.953,9 26.702,1 27.647,2 28.909,4 29.707,5 30.810,6 31.098,6
Abruzzo 22.925,2 23.812,1 24.546,7 24.894,1 24.943,4 25.970,8 26.807,3 27.764,5
Umbria 16.537,0 17.520,0 17.824,3 18.316,9 19.257,9 19.765,7 20.631,1 21.489,9
Basilicata 8.808,0 9.054,0 9.393,4 9.557,2 9.947,5 10.138,8 10.539,3 10.802,7
Molise 4.930,7 5.131,3 5.280,5 5.337,7 5.563,9 5.783,5 5.958,7 6.067,6
Valle d'Aosta 3.224,9 3.352,3 3.508,0 3.664,8 3.844,0 3.918,9 4.059,8 4.288,2
Extra 1.144,6 980,1 1.022,7 1.008,2 1.275,5 1.247,4 1.454,3
Italia 1.191.056,7 1.248.648,1 1.295.225,7 1.335.353,7 1.390.539,0 1.423.048,0 1.475.403,0 1.534.561,0

Le regioni sono state ordinate per il PIL prodotto nel 2006; la voce extra considera le attività economiche non attribuibili a specifiche regioni, come ad esempio le ambasciate italiane all'estero o le piattaforme marine per l'estrazione di petrolio.

Rispetto ai dati sopra esposti occorre osservare che il PIL espresso in termini assoluti è un indicatore di ricchezza dell'entità geografica, piuttosto che degli abitanti.

PIL ai prezzi di mercato per abitante - Serie storica Modifica

Un indicatore della ricchezza che, oltre a considerare il PIL, tiene conto anche della numerosità della popolazione a cui tale PIL è riferito è il PIL ai prezzi di mercato per abitante (euro correnti).[37]

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007[38]
Valle d'Aosta 27.077,4 28.076,4 29.185,0 30.162,9 31.379,5 31.757,5 32.635,1 34.325,2
Lombardia 27.452,228.765,6 29.836,9 30.448,8 31.044,8 31.153,6 32.128,4 33.635,9
Emilia-Romagna 26.849,9 27.778,7 28.378,1 28.739,0 29.287,5 29.722,6 30.626,2 31.666,4
Lazio 24.096,0 25.297,4 26.732,7 27.221,5 28.756,1 29.365,0 29.731,0 31.511,6
Trentino-Alto Adige 27.218,427.681,528.251,4 28.922,8 29.876,4 30.348,2 31.152,4 31.217,7
Veneto 24.842,9 25.742,2 26.108,2 26.957,1 27.982,2 28.286,7 29.225,5 30.232,4
Friuli-Venezia Giulia 23.101,4 24.449,3 25.209,4 25.428,4 26.143,4 27.135,7 28.342,9 28.623,3
Piemonte 23.360,9 24.233,9 24.916,8 25.575,2 26.340,8 26.520,6 27.316,6 28.248,5
Toscana 22.763,1 24.052,5 24.893,5 25.549,6 26.177,1 26.511,5 27.311,8 28.144,3
Marche 20.898,0 22.002,8 22.946,7 23.278,2 23.925,7 24.277,5 25.150,1 26.203,4
Liguria 21.264,2 22.568,9 22.948,0 23.633,8 24.382,7 24.927,3 25.484,5 25.713,0
Umbria 20.105,8 21.231,2 21.469,9 21.777,3 22.563,4 22.892,9 23.703,0 24.580,0
Abruzzo 18.177,3 18.871,5 19.361,7 19.454,6 19.297,0 19.942,3 20.501,1 21.150,3
Sardegna 15.861,0 16.871,4 17.226,5 17.975,7 18.581,0 19.009,8 19.654,3 20.444,1
Molise 15.308,1 15.985,5 16.460,3 16.607,7 17.290,0 17.994,6 18.591,9 18.955,5
Basilicata 14.670,3 15.130,4 15.731,6 16.011,5 16.668,1 17.031,4 17.781,9 18.280,0
Sicilia 13.479,6 14.185,7 14.662,2 15.053,9 15.440,1 16.023,2 16.531,5 17.003,7
Puglia 13.825,2 14.504,5 14.962,2 15.284,0 15.694,4 15.971,0 16.504,6 16.943,4
Calabria 13.019,9 13.742,4 14.226,9 14.773,2 15.457,0 15.754,8 16.244,1 16.625,8
Campania 13.190,8 14.040,8 14.764,0 15.025,8 15.531,7 15.753,2 16.294,2 16.556,5
Italia 20.917,0 21.914,9 22.660,7 23.181,3 23.902,6 24.281,2 25.031,6 25.921,4

Le regioni sono state ordinate per il PIL ai prezzi di mercato per abitante prodotto nel 2006.

TrasportiModifica

Template:Vedi anche

FerrovieModifica

Il totale delle strade ferrate in Italia ammonta a 19.394 km (sono incluse la Sardegna e la Sicilia), di questi:

  • a scartamento standard: 18.071 km con uno scartamento di 1,435 m; le Ferrovie dello Stato operano su 16.014 km di binari standard (elettrificati 11.322 km)
  • a scartamento ridotto: 112 km con uno scartamento di 1,000 m, tutti elettrificati; 1.211 km con uno scartamento di 0,950 m dei quali 153 km sono elettrificati. (1998)

Trenitalia SpA è l'azienda delle Ferrovie dello Stato (FS) che si occupa del trasporto di passeggeri in Italia. Rete Ferroviaria Italiana Spa è l'azienda delle FS che si occupa della gestione e del potenziamento dell'infrastruttura ferroviaria nazionale.

Sistema stradale, autostradale, tangenzialiModifica

Template:Vedi anche Il totale delle strade in Italia ammonta a 654.676 km (1998)

Patrimonio naturaleModifica

File:Santa Cesarea Terme dal mare.jpg
File:Spezia vernazza.jpg

Template:Vedi anche I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, marine, fluviali, o lacustri che contengano uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di interesse nazionale od internazionale per valori naturalistici, scientifici, culturali, estetici, educativi e ricreativi tali da giustificare l'intervento dello Stato per la loro conservazione.

I parchi regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacustri ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore ambientale e naturalistico, che costituiscano, nell'ambito di una o più regioni adiacenti, un sistema omogeneo, individuato dagli assetti naturalistici dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali.

Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacustri o marine che contengano una o più specie naturalisticamente rilevanti della fauna e della flora, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per la diversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche.

Le zone umide sono costituite da paludi, aree acquitrinose, torbiere oppure zone di acque naturali od artificiali, comprese zone di acqua marina la cui profondità non superi i sei metri con la bassa marea; aree che, per le loro caratteristiche, possano essere considerate di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar.

Le aree marine protette sono costituite da tratti di mare, costieri e non, in cui le attività umane sono parzialmente o totalmente limitate. La tipologia di queste aree varia in base ai vincoli di protezione.

Le altre aree protette sono quelle aree che non rientrano nelle precedenti classificazioni, come i parchi suburbani o le oasi delle associazioni ambientaliste. Possono essere a gestione pubblica o privata, con atti contrattuali quali concessioni o forme equivalenti.

La continua crescita della densità di popolazione, già elevatissima, è causa di esacerbazione degli evidenti fenomeni di degrado ambientale che affliggono il territorio italiano.

Parchi nazionaliModifica

Patrimonio culturale Modifica

Template:Vedi anche

File:Galleria nazionale arte moderna.PNG
File:FirenzeIMG0281 bordercropped.jpg
File:Arco piazza libertà 2.JPG

Il contributo che l'Italia ha portato, nel corso della storia dei popoli che l'hanno abitata, alla cultura mondiale è stato, per pressoché unanime consenso degli storici, immenso e vario. Probabilmente fu proprio il fatto di essere da sempre, per motivi geografici e storici, una terra di scambi e di incontri tra popoli diversi a farne un luogo di così vitale fermento. Ed in effetti una caratteristica tipica della cultura italiana è la sua grande varietà locale: la mancanza di una unità nazionale per secoli ha fatto sì che ogni regione acquisisse un propria tradizione ed identità politica, derivatagli dalla propria storia di dominazioni e fusioni con civiltà diverse.

L'arte e la musica sono sicuramente gli ambiti di eccellenza della cultura italiana più noti nel mondo. La prima ha avuto la sua espressione più alta e caratterizzante nel periodo che va dal Quattrocento al Seicento inoltrato (nei periodi del Rinascimento e del Barocco); ma la lunga storia del paese, ed i numerosi periodi di ricchezza che ha attraversato, hanno lasciato in eredità esempi notevolissimi dell'arte delle più disparate epoche e civiltà, che fanno dell'Italia un caso unico al mondo per la varietà dei beni artistici e per la loro diffusione capillare sul territorio (la città di Firenze, ad esempio, ha la più grande concentrazione mondiale di opere d'arte in proporzione alla sua estensione). Dai templi greci della Magna Grecia ai borghi medioevali, dalle terme romane alle ville settecentesche, il grande museo all'aperto della penisola è tra le prime mete del turismo mondiale.
La musica italiana comincia a fiorire nel Cinquecento, con la musica rinascimentale che, soprattutto con Monteverdi, acquisisce i suoi tratti più innovativi nel tardo Cinquecento, con la nascita dell'opera lirica, genere in cui gli italiani vedranno il primato per secoli. Operisti italiani famosi in tutto il mondo sono Rossini, Verdi, Toscanini, Puccini. La musica strumentale italiana ha visto un periodo di fioritura meno duraturo, concentrandosi perlopiù (anche se non solo) nel periodo barocco, ma è stata comunque percorsa da artisti di importanza epocale, quali Palestrina, Corelli, Vivaldi, il già citato Monteverdi nonché, nei secoli successivi, Paganini e lo stesso Verdi.

Non vanno trascurate le profonde innovazioni che l'Italia ha portato in tanti altri campi della cultura lungo 2500 anni di storia. Nei due periodi in cui la penisola fu il centro della civiltà del tempo, ovvero durante l'Impero romano ed il Rinascimento, il ruolo che ebbe nella storia della conoscenza umana fu di decisiva importanza.
In età romana l'Italia era il centro culturale oltre che politico di uno stato che segnò il culmine dell'età antica, che diffuse la cultura greco-ellenistica in un'Europa molto indietro nella civilizzazione, e che fu la fucina di grandi innovazioni nel campo tecnico (architettura romana), del diritto (il diritto romano è a fondamento ancora oggi della giurisdizione dei moderni paesi occidentali), della letteratura.
Il Rinascimento segnò invece dopo il medioevo il diffondersi dall'Italia di una nuova sensibilità che, espressasi mirabilmente nella letteratura, nella vita e soprattutto nell'arte della penisola, segnò l'inizio dell'età moderna e l'avviarsi dell'Occidente verso una propria dimensione culturale caratterizzante, foriera delle rivoluzioni liberali, industriale e scientifica, di cui fu iniziatore e protagonista proprio un italiano, Galileo.

Già dal XVII secolo tuttavia il ruolo culturale di primo piano del Paese tende lentamente a declinare: se nel '600 l'Italia riesce ancora a mantenere un primato europeo in alcuni settori (l'arte e la musica principalmente), nel secolo successivo il panorama culturale italiano può essere a tutti gli effetti considerato provinciale rispetto ai fermenti che cambiavano l'Europa in Francia ed Inghilterra. Le cause della fine del primato italiano sono molteplici e complesse. In linea generale gli storici vedono un rapporto diretto con il declino sociale ed economico che interessa l'Italia a partire dalla fine del Cinquecento, a sua volta imputabile ad una serie di fattori storici; tra questi, la mancata unificazione degli stati italiani in un unico Stato nazionale simile a quello francese o inglese, fatto che avrebbe avuto conseguenze irreparabili sulla capacità competitiva della penisola in campo commerciale ed economico. La stessa pratica del mecenatismo durante il XV e XVI secolo, che nel breve termine diede forte impulso al fiorire dell'arte rinascimentale, costituì un "dirottamento" dalle attività produttive delle ricchezze accumulate in Italia e pose le basi per la recessione. Un motivo più strettamente culturale può essere poi identificato con l'egemonia su intellettuali ed artisti italiani esercitata dalla Controriforma dalla seconda metà del XVI secolo, che soffocò i fermenti della rivoluzione scientifica (si pensi al processo a Galileo), del pensiero filosofico (la carcerazione di Tommaso Campanella, il rogo di Giordano Bruno), della letteratura (costretta alla sterile adesione ad un'ortodossia nei contenuti e nella forma).

L'inizio del XIX secolo vede una rinascita culturale italiana, trainata dal nuovo clima delle idee liberali e patriottiche, di forte stimolo al mondo intellettuale; gli italiani ritrovano una propria dimensione europea nella letteratura romantica (Manzoni, Leopardi), nella riflessione politica (Mazzini), nella scienza (Galvani, Volta).

L'Italia è famosa in tutto il mondo anche per la cucina (le parole pasta, spaghetti, pizza, ad esempio, sono entrate di prepotenza nei vocabolari stranieri anche in altri continenti), il vino, lo stile di vita, l'eleganza, il design, le sue caratteristiche feste e più in generale per il gusto.

Non meno importante è stato il contributo italiano alla scienza, con personaggi come Luigi Galvani e Alessandro Volta ricordati per gli studi pionieristici sull'elettricità, Antonio Pacinotti che inventò la dinamo, Antonio Meucci che inventò il telefono. Anche tra i premiati con il Nobel sono presenti degli italiani illustri come Enrico Fermi e Guglielmo Marconi per la fisica, Giulio Natta che fu uno dei padri della chimica industriale, Giosue Carducci, Eugenio Montale, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo e Dario Fo per la letteratura, Camillo Golgi e Rita Levi-Montalcini per il loro contributo alla medicina.

Oggi per quanto riguarda la musica, l'Italia è famosa all'estero in ambito pop, grazie ad artisti odierni come Eros Ramazzotti, Elisa, Laura Pausini. Anche in ambito lirico l'Italia è molto conosciuta grazie alle doti canore del grande Luciano Pavarotti; altro artista molto apprezzato nel mondo è il cantante Andrea Bocelli, che è attivo sia nel pop che nella lirica; in ambito rock odierno l'Italia non è molto conosciuta.

Patrimonio letterarioModifica

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File:Portrait de Dante.jpg

La nascita della letteratura italiana canonicamente si fa risalire alla prima metà del XIII secolo con la diffusione, all'interno di circuiti assai privati e modesti, di quei manoscritti di carattere religioso, ma anche laico e giocoso, ad uso della comunità religiosa e laica, ma sempre ad un alto livello della scala sociale (per esempio i notai). Ciò che ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua.

La letteratura italiana si compone di tutte quelle opere manoscritte e a stampa in lingua italiana che, come si è detto, a partire dal XIII secolo si sono sviluppate in Italia, fino ai nostri giorni.

Essa nasce in ritardo rispetto ad altre letterature europee perché molto ancorata alla tradizione del latino. Nel XIII secolo si hanno le prime esperienze letterarie, la poesia religiosa in Umbria (capolavoro è il Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi e le Laudi di Jacopone da Todi), la scuola siciliana (nata alla corte di Federico II) e, alcuni decenni più tardi, la lirica toscana. Nel XIV secolo la letteratura italiana possedeva già tre capolavori che la misero in assoluta preminenza per l'epoca rispetto a qualsiasi altra produzione letteraria occidentale: la Divina Commedia di Dante Alighieri, il Canzoniere di Francesco Petrarca e il Decameron di Giovanni Boccaccio.

In italiano si sono espressi scrittori e poeti di fama universale, quali Ludovico Ariosto, Niccolò Machiavelli, Torquato Tasso, Ugo Foscolo, Giosuè Carducci, Giacomo Leopardi, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Alessandro Manzoni, Grazia Deledda, Leonardo Sciascia, Giovanni Pascoli, Primo Levi e tanti altri, intellettuali che produssero capolavori di tale bellezza che influenzarono la cultura europea.

Patrimoni dell'umanità dell'UNESCOModifica

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L'Italia è il Paese con il maggior numero di beni dichiarati patrimonio dell'umanità. Template:Div col

  1. Incisioni rupestri della Valcamonica (1979)
  2. Chiesa e convento domenicano di Santa Maria delle Grazie con L'ultima cena di Leonardo da Vinci, Milano (1980)
  3. Centro storico di Roma, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella città e la Basilica di San Paolo fuori le mura (1980 -1990)
  4. Centro storico di Firenze (1982)
  5. Venezia e la sua Laguna (1987)
  6. Piazza del Duomo di Pisa (1987)
  7. Centro storico di San Gimignano (1990)
  8. Sassi di Matera (1993)
  9. Città di Vicenza e le Ville palladiane del Veneto (1994 - 1996)
  10. Centro storico di Siena (1995)
  11. Centro storico di Napoli (1995)
  12. Crespi d'Adda (1995)
  13. Ferrara città del Rinascimento e delta del Po con le delizie estensi (1995 - 1999)
  14. Castel del Monte (1996)
  15. Trulli di Alberobello (1996)
  16. Monumenti paleocristiani di Ravenna (1996)
  17. Centro storico della città di Pienza (1996)
  18. Palazzo Reale del XVIII secolo di Caserta, con il Parco, l'Acquedotto Carolino e il complesso di San Leucio (1997)
  19. Residenze sabaude di Torino e dintorni (1997)
  20. Orto botanico di Padova (1997)
  21. Duomo, Torre Civica e Piazza Grande di Modena (1997)
  22. Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata (1997)
  23. Villa romana del Casale, presso Piazza Armerina (1997)
  24. Su Nuraxi di Barumini (1997)
  25. Portovenere, le Cinque Terre e le isole di Palmaria, Tino e Tinetto (1997)
  26. Costiera amalfitana (1997)
  27. Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (1997)
  28. Area archeologica e Basilica patriarcale di Aquileia (1997)
  29. Centro storico di Urbino (1998)
  30. Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con il sito archeologico di Paestum e Velia, Roscigno Vecchia e la Certosa di Padula (1998)
  31. Villa Adriana a Tivoli (1998)
  32. Città di Verona (2000)
  33. Isole Eolie (2000)
  34. Assisi, la Basilica di San Francesco e altri siti francescani (2000)
  35. Villa d'Este a Tivoli (2001)
  36. Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud-orientale) (2002)
  37. Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia (2003)
  38. Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia (2004)
  39. Val d'Orcia (Siena) (2004)
  40. Biblioteca Malatestiana di Cesena (2005)
  41. Città di Siracusa e la necropoli di Pantalica (2005)
  42. Le Strade Nuove e i Palazzi dei Rolli di Genova (2006)
  43. Mantova e Sabbioneta (2008)
  44. Ferrovia retica nel paesaggio dell'Albula e del Bernina (2008)

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Sport Modifica

Template:Vedi anche Il colore sportivo nazionale dell'Italia è l'azzurro, mutuato dallo stemma araldico di Casa Savoia, dinastia regnante dal 1861 al 1946.

La tradizione sportiva italiana è antica quasi quanto la sua storia: in quasi tutti gli sport, sia individuali che di squadra, l'Italia può vantare sempre buone rappresentative e molti successi. Tuttavia, quasi tutte le vittorie negli sport di squadra restano una prerogativa maschile, eccezione fatta per la pallavolo, la pallanuoto e la scherma.

Lo sport più seguito e praticato è il calcio.

La Nazionale Italiana di calcio è la squadra campione del mondo in carica.

FestivitàModifica

Data Nome Spiegazione
1º gennaio Capodanno Festa che celebra la chiusura dell'anno e l'apertura di quello nuovo.
6 gennaio Epifania La Chiesa cattolica e altre chiese cristiane ricordano la manifestazione della divinità di Gesù Cristo (ricorre anche la Festa della Befana).
variabile * Pasqua La Chiesa cattolica e altre chiese cristiane ricordano la risurrezione di Gesù Cristo.
variabile ** Lunedì dell'Angelo Lunedì di Pasqua, Pasquetta.
25 aprile Festa della Liberazione Il 25 aprile 1945 indica la fine della Seconda guerra mondiale in Italia e la liberazione dal nazifascismo.
1º maggio Festa dei lavoratori Celebrazione dei traguardi economici e sociali raggiunti dai lavoratori. Il 1º maggio è una festa internazionale, celebrata in quasi tutto il mondo.
2 giugno Festa della Repubblica Il 2 giugno 1946 si tenne il referendum per la scelta tra monarchia e repubblica. La festa del 2 giugno è la festa nazionale italiana (il 25 aprile e il 1º maggio non sono feste nazionali, bensì feste civili) ed è considerato il "compleanno" della Nazione. Ogni Stato, nel mondo, ha un giorno dell'anno in cui si celebra la sua festa nazionale (per esempio, Stati Uniti, il 4 luglio; Francia, il 14 luglio).
15 agosto Ferragosto Festa di Mezza Estate; La Chiesa cattolica ricorda l'assunzione della beata vergine Maria.
1º novembre Ognissanti La Chiesa cattolica celebra la festa dedicata a tutti i santi.
8 dicembre Immacolata Concezione La Chiesa cattolica ricorda l'istituzione del dogma secondo cui la beata vergine Maria è stata preservata, fin dall'istante del suo concepimento, dal peccato originale e non commise, in tutta la sua vita, alcun peccato, neanche veniale.
25 dicembre Natale La Chiesa cattolica e altre chiese cristiane ricordano la nascita di Gesù Cristo.
26 dicembre Santo Stefano Giorno festivo, non religioso (non "di precetto"), stabilito nel dopoguerra per allungare la festività solenne del Natale. Così come il giorno di Pasquetta è stato creato, ancora nel dopoguerra, per allungare la solennità di Pasqua. Si possono considerare "giorni festivi di comodo", per venire incontro al clima di festa fra la popolazione, in occasione di queste due importanti ricorrenze. Negli anni della prima metà del secolo XX, fino al 1947, essi erano giorni feriali.
* Pasqua: prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera: può cadere dal 22 marzo al 25 aprile

** Pasquetta: lunedì successivo alla Pasqua


Fino al 1977 erano considerati giorni festivi agli effetti civili: 19 marzo, San Giuseppe; Ascensione, giovedì (40 giorni dopo Pasqua); Corpus Domini, giovedì (60 giorni dopo Pasqua); 29 giugno, Santi Pietro e Paolo; 4 novembre, giorno della vittoria nella prima guerra mondiale. Inoltre, nel Sudtirolo, il lunedì di Pentecoste è considerato giorno festivo. A fine aprile 2008 sono state avanzate delle proposte di legge per ripristinare tali festività. A fine ottobre 2008, il governo italiano ha proposto il ripristino, come giorno di vacanza, del 4 novembre.

Libertà d'informazioneModifica

Secondo il rapporto 2008 di Reporters Sans Frontieres (RSF), uno dei maggiori organismi internazionali per la difesa della liberta’ di stampa, l’Italia si pone al quarantaquattresimo/44 posto (su centosettantatre/173) nel mondo. Seppur in calo rispetto al 2007, quando occupava la trentacinquesima/35 posizione, il Paese si pone ad un livello paragonabile a quello di altre grandi democrazie occidentali come la Spagna (trentanovesima/39 con un coefficiente di 8), la Francia (trentacinquesima/35 con 7,67) - detentrice del record europeo degli interventi giudiziari e di polizia in materia di segreto delle fonti, con 5 perquisizioni e 4 convocazioni di giornalisti - gli Stati Uniti (al quarantunesimo/41 posto) e Israele (a quota 46).

NoteModifica

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BibliografiaModifica

GeneraleModifica

Istituzioni culturaliModifica

  • Monica Amari, I musei delle aziende, Milano, Franco Angeli, 2001.
  • AA.VV., Musei d'Italia, Milano, Touring Club Italiano, 2003.
  • AA.VV., I luoghi della musica, Milano, Touring Club Italiano, 2003.
  • AA.VV., Parchi e aree naturali protette d'Italia, Milano, Touring Club Italiano, 2001.
  • Amedeo Benedetti, Gli archivi delle immagini. Fototeche, Cineteche e Videoteche in Italia, Genova, Erga, 2000.
  • Amedeo Benedetti, Gli archivi sonori. Fonoteche, Nastroteche e Biblioteche musicali in Italia, Genova, Erga, 2002
  • Amedeo Benedetti, Il Cinema documentato. Cineteche, Musei del Cinema e Biblioteche cinematografiche in Italia, Genova, Cineteca Griffith, 2002.
  • Amedeo Benedetti, Gli archivi della scienza. Musei e Biblioteche della Scienza e della Tecnologia in Italia, Genova, Erga, 2003.
  • Raffaella Castagnola, Archivi letterari del '900, Firenze, Franco Cesati, 2000.
  • Francesco Maria Raimondo, Orti botanici, giardini alpini, arboreti italiani, Palermo, Grifo, 1992.

Voci correlateModifica

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Storia Modifica

Istituzioni Modifica

GeografiaModifica

Luoghi Modifica

Altro Modifica

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Altri progettiModifica

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Collegamenti esterniModifica

Fotografia

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